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Una testimonianza dal cuore del Myanmar

La lettera di suor Jessica Salvana, FMA - Ispettrice Cambogia e Myanmar

Le FMA tra le acque e la speranza

Quando le acque travolgono la terra, anche la speranza sembra affondare. Ma è proprio in quei momenti che la solidarietà diventa più forte delle distanze, e la fede si trasforma in azione concreta.

Nel Myanmar, un Paese duramente colpito dalle recenti inondazioni, le Figlie di Maria Ausiliatrice non hanno esitato a raggiungere le zone più isolate per portare conforto, aiuti e presenza fraterna.

La voce di chi sceglie di restare

Tra loro, suor Jessica Salvana, Ispettrice per la Cambogia e il Myanmar, ha deciso di raccontare in prima persona il suo viaggio verso i villaggi alluvionati di Pathein, là dove l’acqua non si è ancora ritirata e la vita continua con fatica, ma anche con dignità.
La sua lettera è una finestra aperta su una realtà di dolore e di coraggio, un racconto che fa comprendere quanto il lavoro delle FMA, sostenuto da Missione Giovani FMA, sia radicato nell’ascolto, nella vicinanza e nella scelta di non abbandonare nessuno, arrivando anche là dove nessuno vuole più arrivare.

La lettera di Sr. Jessica Salvana, FMA – Ispettrice Cambogia e Myanmar

Pace!

Permettetemi di condividere con voi la mia esperienza in Myanmar dove ho voluto recarmi per vedere di persona la situazione e come organizzare al meglio le operazioni di aiuto. Sono arrivata qui lo scorso 9 ottobre, nonostante un clima sfavorevole e la scarsa visibilità che abbiamo sperimentato tra le nuvole. Il pilota ha impiegato oltre 30 minuti per trovare un modo per atterrare. Le nostre comunità non sono state colpite direttamente dell’inondazione e questo ha permesso alle nostre sorelle di attivarsi per portare aiuti nei villaggi.

L’11 ottobre siamo partiti per Pathein, un viaggio di 4 ore da Yangon in autobus. Siamo stati accolti dalla madre di una delle nostre sorelle, suor Agatha. Eravamo 5 FMA e alcuni dei nostri collaboratori. Il giorno successivo ci sono volute 2 ore per raggiungere il porto dove abbiamo trovato una barca che in un’ora ci ha portati al villaggio. Lungo la strada, abbiamo visto risaie ancora sott’acqua e quando abbiamo raggiunto i villaggi abbiamo trovato ettari di risaie sommerse. È qualcosa di inimmaginabile per me, perché è come se un altro grande fiume si fosse formato nelle risaie. Sono ormai 3 mesi che le risaie sono in quella condizione. Gli agricoltori non possono coltivare la terra e quelli che erano in procinto di raccogliere il frutto del loro lavoro hanno perso tutto. Ora capisco perché la gente, dopo mesi, sta chiedendo ancora aiuto per il cibo, perché senza raccolto significa non avere la possibilità di comprare le cose di si ha bisogno, in particolare le cose più essenziali.

Posso dire che quella di Pathein era l’operazione di soccorso più difficile che ho fatto finora in questi anni da quando nelle Filippine, dopo il Tifone, abbiamo dovuto andare da un villaggio all’altro con una piccola imbarcazione.

Purtroppo non siamo stati in grado di raggiungere il terzo villaggio. Abbiamo dovuto accontentarci di due villaggi. In uno di questi vivono per lo più cattolici, negli altri due villaggi sono una miscela di diverse confessioni cristiane. Abbiamo distribuito quanto avevamo a tutti coloro che abbiamo avvicinato. Mi è dispiaciuto perché non siamo riuscite a portare molto a causa dei mezzi di trasporto piccoli che abbiamo dovuto utilizzare. La piccola barca non può trasportare molto e quindi abbiamo dovuto fare i conti con gli spazi e le cose più urgenti. A Anyrate, le persone sono state ugualmente felici.

Speriamo di tornare presto e ci auguriamo che l’acqua pian piano scenda per permetterci di trasportare maggiori aiuti. Sento che questa è la periferia a cui siamo chiamate perché nessun gruppo o organizzazione ha la pazienza di raggiungere quei villaggi a causa della distanza e della difficoltà di trasporto. Siamo stati in grado di distribuire i kit a 301 famiglie, questo significa circa 1.500 persone (le famiglia sono composte in media da 5 persone).

Grazie per l’aiuto che abbiamo ricevuto da persone generose… Grazie anche perché date alle Suore del Myanmar la possibilità di raggiungere e sostenere il loro popolo, perché abbandonato a se stesso, diversamente non potremmo fare tutto questo poiché le nostre risorse qui sono molto limitate.

Condivido con voi alcune foto, giusto per dare un’idea della portata della situazione attuale.

Con la mia preghiera riconoscente,

Sr. Jessica Salvana, FMA
Ispettrice Cambogia e Myanmar

Là dove nessuno arriva, le FMA restano

Le parole di suor Jessica racchiudono tutto il senso della missione che Missione Giovani FMA porta avanti nel mondo: esserci, anche quando la strada si interrompe, anche quando le forze sembrano non bastare.
La sua testimonianza non è solo un resoconto di aiuti distribuiti, ma un invito silenzioso a guardare oltre i confini, a guardare al di fuori di noi, a riconoscere nei volti incontrati la stessa sete di vita e di speranza che abita ciascuno di noi.

Educare alla solidarietà, costruire speranza

Dietro quei numeri – 301 famiglie, 1.500 persone raggiunte – c’è la fatica di giorni di viaggio, la precarietà di un’imbarcazione troppo piccola, ma anche la grandezza di una vocazione che non conosce confini.
È in queste parole che si ritrova l’anima di Missione Giovani FMA: educare alla solidarietà, promuovere la dignità, costruire speranza anche là dove sembra impossibile.
Leggere questa lettera significa condividere un pezzo di quella speranza, sentirsi parte di una rete che unisce mondi lontani con un solo filo: quello dell’amore che si fa dono.