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Emergenza alluvione in Paraguay

Il Paraguay, terra di fiumi e di resilienza

Il Paraguay, nonostante non abbia sbocchi sul mare è una terra che vive d’acqua.
Due grandi fiumi, il Paraguay e il Paraná, attraversano il Paese da nord a sud, portando vita e fertilità, ma anche — a volte — distruzione. In questo territorio — incastonato tra Brasile, Argentina e Bolivia — il fiume è strada, confine e nutrimento. Ma quando le piogge diventano troppo forti, può trasformarsi in un nemico implacabile.

Il popolo paraguaiano conosce bene la fatica e la resistenza. È un popolo giovane, laborioso, abituato a rialzarsi dopo ogni stagione difficile. Nelle campagne del Chaco e nelle periferie di Asunción, la vita scorre semplice ma dignitosa: il lavoro nei campi, la scuola, la famiglia, la comunità.

In molti villaggi, le Figlie di Maria Ausiliatrice sono parte viva di questo tessuto umano. Hanno fondato scuole, collegi, centri educativi e professionali dove i bambini imparano a leggere, dove le ragazze si formano per un futuro autonomo, dove la solidarietà è la prima lezione di ogni giorno.
Ma ora, il Paraguay è di nuovo messo alla prova. Le piogge torrenziali che da settimane cadono senza tregua hanno fatto esondare i fiumi, trascinando via interi villaggi. L’acqua ha invaso le strade, sommerso i campi e costretto centinaia di migliaia di persone a fuggire.

Quando l’acqua non smette di salire

Tutto è cominciato lentamente. Qualche giorno di pioggia in più del previsto, il cielo sempre più grigio. Poi, la piena. Il fiume Paraguay ha superato ogni livello di guardia: 7,19 metri a fronte dei 5,5 metri del limite di sicurezza. In poche ore, le sponde si sono trasformate in un mare fangoso che ha inghiottito strade, case e raccolti.

Le autorità stimano che circa 300.000 persone abbiano dovuto abbandonare le proprie abitazioni. Interi villaggi rurali lungo i fiumi Paraguay e Paraná sono irraggiungibili. Sono soprattutto le persone più povere, le comunità che si erano insediate lungo la riva dei fiumi, quelle maggiormente colpite dal disastro. Adesso la capitale Asunción è circondata da baraccopoli provvisorie dove famiglie intere provano a trovare riparo sotto teli di plastica e lamiere.

A Ñu Apu’a, nel dipartimento dell’Alto Paraguay, il fiume ha isolato completamente la missione delle FMA. Qui sorge il Centro Educativo “Mons. Alejo Obelar”, una scuola elementare e media, una scuola tecnica agricola e un collegio con 128 ragazze e ragazzi.
Qui venti insegnanti e quattro suore condividono con i ragazzi la fatica e la speranza di questi giorni, cercando di mantenere viva la fiducia e il senso di comunità, anche mentre la pioggia continua a cadere e la missione resta tagliata fuori da tutto.

La vita sospesa tra acqua e fango

Le strade sono sommerse, i ponti inagibili, quasi ogni collegamento interrotto.
Per acquistare viveri nel porto di Fuerte Olimpo, distante 87 chilometri, è necessario utilizzare un trattore. Il viaggio dura quattro giorni, tra fango, pioggia e pericoli. Eppure, chi affronta quella fatica lo fa con una sola certezza: alla missione, i bambini hanno fame.

I beni di prima necessità scarseggiano ovunque: acqua potabile, alimenti, medicinali, antiparassitari. L’unico modo per raggiungere alcune comunità isolate sarebbe l’elicottero, ma affittarne uno costa cifre inaccessibili per chi vive di agricoltura e piccole attività locali.

Eppure, nonostante tutto, la vita continua.
I genitori, con gli stivali infangati, percorrono chilometri per andare a prendere i figli a scuola, spesso a cavallo. Le donne preparano pasti caldi per chi ha perso tutto. Le suore cercano di mantenere viva la speranza, distribuendo viveri, aiutando gli anziani, confortando chi non ha più una casa. L’acqua ha portato via i raccolti, le FMA si adoperano per restituire speranza.
Nelle tende di fortuna, tra il rumore costante della pioggia, si prega, si canta, si condivide il poco che c’è. È una solidarietà che nasce dal basso, spontanea, che diventa la forza più grande di queste giornate sospese.

Un Paese in ginocchio ma non arreso

Le autorità locali e le organizzazioni umanitarie lavorano senza sosta, ma l’emergenza è immensa. Le inondazioni non sono una novità per il Paraguay. Ma questa volta tutto è diverso. Le piogge sono durate molto più a lungo di quanto non facciano di solito, e il livello dell’acqua è salito oltre ogni previsione. Non si vedeva un fenomeno simile dal 1983.

L’attenzione ora è rivolta ai prossimi mesi.
Luglio e agosto dovrebbero essere i periodi più secchi, eppure i terreni restano allagati. Se il livello del fiume non si abbasserà prima della prossima stagione delle piogge, prevista tra ottobre e marzo, il rischio è che gli sfollati non possano tornare nelle loro case fino al 2015.

Interi raccolti sono andati perduti, con gravi conseguenze economiche per le famiglie più vulnerabili. La perdita dei campi e del bestiame significa fame, disoccupazione e nuove migrazioni verso la capitale, già provata dall’emergenza abitativa.

Le Figlie di Maria Ausiliatrice non si arrendono. Con l’aiuto di Missione Giovani FMA e dei suoi benefattori, cercano di inviare aiuti alle comunità isolate. Ogni giorno raggiungono le zone più colpite, spesso con mezzi di fortuna, portando non solo cibo e medicine, ma anche la presenza concreta e affettuosa che da sempre le contraddistingue: non possono restituire alle persone le case perdute, ma possono restituire loro la speranza.

Oltre l’emergenza: la speranza che resta

Il Paraguay guarda al futuro con una speranza fragile ma tenace.
La ricostruzione sarà lunga: occorrerà ripristinare le scuole, i ponti, le abitazioni, ma soprattutto la fiducia.
Eppure, in mezzo al fango, qualcosa di prezioso è rimasto intatto: il senso profondo di comunità. Le famiglie si aiutano, le parrocchie si aprono, le missioni diventano rifugio e punto di riferimento per chi ha perso tutto.

Le FMA sanno che la rinascita passa dall’educazione, anche — e soprattutto — nei momenti più duri.
Così, nei centri come “Mons. Alejo Obelar”, si fa tutto il possibile affinchè le lezioni riprendano il prima possibile: non solo per insegnare a leggere o a contare, ma per ricordare ai ragazzi che, anche dopo la tempesta, c’è sempre un domani da costruire.

In Paraguay, dove il fiume è vita ma anche minaccia, ogni piena lascia una ferita e un insegnamento e la gente, ancora una volta, si rialza, con la forza silenziosa di chi non smette di credere che anche l’acqua tornerà a portare solo vita.